Olio di vinaccioli e le sue proprietà

Olio di vinaccioli
L’olio di vinaccioli è ottenuto dai semi della pianta dell’uva (Vitis vinifera L.), comunemente coltivata per la produzione di uva da vino.
L’elevata concentrazione di acidi grassi polinsaturi, vitamina E, composti fenolici antiossidanti lo rende un ottimo olio vegetale per il benessere dell’organismo e per la salute della pelle e dei capelli, nonché una fonte naturale di principi nutritivi nutraceutici.
Usato topicamente, l’olio di vinaccioli è utile nel trattamento della pelle secca, screpolata e spenta, e per ridurre i segni del tempo.
Le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e riequilibranti lo rendono utile nel trattamento dell’acne e per proteggere la pelle dai danni dell’esposizione solare.
Usato sui capelli, dona morbidezza e vigore e migliora la secchezza del cuoio capelluto.

Questo testo presenta dettagli sulle proprietà botaniche e cosmetiche dell olio di vinaccioli. Le singole sezioni sono strutturate in modo tale da permettervi di navigare subito al capitolo che vi interessa di più.

I capitoli di questa pagina sono

Caratteristiche botaniche della Vite

Appartenenza ai semi d’uva
Famiglia: Vitaceae
Genere: Vitis
Specie : Vitis vinifera

La pianta della vite , Vitis vinifera, è una pianta arbustiva perenne rampicante, caducifoglie, con fusto dall’aspetto contorto avvolto da una corteccia bruno giallastra. E’ ampiamente coltivata e il suo portamento è generalmente determinato dal sistema di allevamento e dal metodo di potatura utilizzati, che prevedono sostegni nei quali la pianta si arrampica. Il portamento naturale invece è irregolare, con ramificazione rada ma molto sviluppata in lunghezza, anche per alcuni metri.

Le foglie della pianta della vite sono semplici, distiche e alterne, e sono chiamate pampini. Sono palmate, con lembo a 3 o 5 lobi, asimmetriche e con margini irregolarmente dentati.

I fiori sono presenti sulla pianta a Maggio e Giugno, e sono riuniti a formare un’infiorescenza (grappolo/racemo) inserita sul tralcio in posizione opposta alla foglia. I fiori sono primariamente ermafroditi, pertanto l’impollinazione avviene in modo incrociato, grazie al trasporto di polline da parte del vento o degli insetti. Per tale caratteristica, la propagazione della pianta della vite, quando coltivata, non avviene tramite i semi (se non per un miglioramento di tipo genetico della pianta), a causa della elevata probabilità di non mantenere la stessa specie nella moltiplicazione, ma attraverso talee e innesti, che assicurano piante geneticamente uguali alla pianta madre.

Il frutto della vite è una bacca, l’acino, costituita da un epicarpo (buccia), dal mesocarpo o polpa (tessuto succoso) e dall’endocarpo (tessuto membranoso in cui sono contenuti i semi o vinaccioli). La raccolta dei frutti, l’uva appunto, avviene da agosto ad ottobre, a seconda della varietà.

La pianta della vite è coltivata in quasi tutti i continenti. E’ presente in gran parte del Nord America, Sud America, Europa, Area Balcanica, Asia, Bacino del Mediterraneo, Sud Africa, Australia Meridionale e Nuova Zelanda. Mediamente prospera nei climi temperati con estati calde e secche e inverni miti, poiché l’umidità e l’esposizione prolungata a temperature sotto 0 °C possono causare malattie e morte della pianta. Ad ogni modo, la vite presenta una vasta adattabilità al clima e al tipo di terreno, che può essere leggero (sabbioso), medio e pesante (argilloso), anche se preferisce terreni ricchi, ben drenati, non troppo umidi e moderatamente fertili. La pianta della vite predilige un PH del terreno compreso tra 6,5 e 7 e una posizione calda, soleggiata e riparata, per permettere la maturazione dei frutti (1).

Storia e proprietà dell’uva e dei suoi derivati

La pianta della vite, o meglio la specie Vitis vinifera, viene tipicamente coltivata per raccogliere l’uva dalla quale ottenere vino.

Il vino è una delle bevande alcoliche più antiche nella storia, e l’inizio della vinificazione è attualmente datato intorno al 5400-5000 a.C. nella regione del Caucaso meridionale. Alcune fonti storiche fanno risalire l’utilizzo dell’uva nel cibo e nelle bevande e l’inizio della viticoltura a 6000 anni fa in Egitto, dove il vino era bevanda riservata ai sacerdoti, agli alti funzionari e ai re. Da qui, la coltivazione dell’uva da vino (Vitis vinifera) si diffuse nei paesi mediterranei. Furono i Greci ad introdurre la vitivinicoltura in Europa, già in epoca minoica. I filosofi greci e i medici dell’antica Europa notarono i grandi benefici per la salute dei prodotti vinicoli. Gli Etruschi successivamente perfezionarono notevolmente le tecniche di viticoltura e svilupparono un’intensa attività di esportazione del vino, diffondendolo ben oltre il bacino del Mediterraneo. Il consumo di vino divenne abituale tra i Romani, il cui Impero contribuì a diffondere la viticoltura in Europa. Successivamente, dal V secolo d.C. in poi, la viticoltura, dopo essere stata preservata a lungo soprattutto dagli ordini ecclesiastici, divenne un’attività prima nobiliare, poi borghese, e conobbe grande sviluppo nel rinascimento. Le implicazioni socio religiose possono spiegare la diversa implementazione del consumo e della produzione di vino nelle regioni cristiane o islamiche, così come la sua successiva espansione nelle Americhe (2).

I medici e i guaritori dell’antica Europa utilizzavano varie parti dell’uva e gli estratti dei suoi semi e di varie parti della pianta della vite in applicazioni medicinali, in special modo per creare unguenti e lozioni per la cura di malattie della pelle e degli occhi. Le foglie erano utilizzate come bende ad azione emostatica, astringente e antiemorragica nelle ferite, e nel trattamento delle emorroidi. L’uva veniva consumata per alleviare la stitichezza, mentre quella troppo matura era un valido aiuto per la nausea e per la cura del vaiolo.

Nella medicina Ayurvedica, l’uva viene indicata come “Drakshaa Phalottamaa”, che significa il superiore di tutti i frutti, ed è per tale motivo utilizzata in molti farmaci ayurvedici indicati nel trattamento della depressione, ipertensione, diarrea, indigestione, gonfiore, mal di gola, perdita di memoria.

La produzione dell’olio di vinaccioli

Al giorno d’oggi, l’uva è uno dei frutti più prodotti e consumati al mondo, soprattutto sotto forma di succo e di vino.

Nell’industria vinicola, l’uva e i residui dell’uva (vinaccia), compresi i semi(vinaccioli) e le fecce, sono prodotti molto interessanti considerando i benefici per la salute dei loro componenti. Sottoprodotti come i semi o i lieviti della vinaccia sono ad oggi ampiamente studiati perché fonti naturali di bioattivi (3)(4).

Dagli scarti dell’uva durante la produzione del vino si ottengono molti composti fenolici, fonti poco costose di antiossidanti naturali e agenti antimicrobici (5)(6). I fenoli naturalmente contenuti negli acini dell’uva contribuiscono a caratterizzare le proprietà organolettiche del vino, anche se la loro composizione dipende dalla varietà dell’uva e dalle condizioni di raccolta, nonché dal grado di maturità dell’uva. La buccia è ricca di tannini e fenoli non flavonoidi, come il resveratrolo, mentre nella polpa i non flavonoidi più abbondanti sono gli acidi idrossicinnamici. Al contrario, i semi, cioè i vinaccioli, contengono principalmente flavonoidi, o meglio flavanoli (flavan-3-oli), nonché diversi non – flavonoidi, inclusi gli stessi presenti nella buccia e nella polpa, ma con un contenuto totale di fenoli nei semi 10 volte maggiore che nella buccia (7).

I processi di estrazione dell’olio di vinacciolo

Attualmente l’estrazione dell’olio dai semi dell’uva è sicuramente l’applicazione principale a causa dell’enorme quantità di semi prodotti in tutto il mondo e, in misura non meno rilevante, per i benefici che l’assunzione di olio di semi d’uva apporta alla salute se incluso nella dieta, così come per il suo potenziale utilizzo anche in altre industrie non alimentari, come quella cosmetica e farmaceutica.

Negli ultimi decenni, l’olio di vinaccioli ha guadagnato molta popolarità come olio vegetale soprattutto in ambito cosmetico, per l’elevata qualità della sua composizione in acidi grassi.

L’azione curativa dell’olio di vinacciolo è presente in letteratura fin dall’inizio del XIV secolo in Spagna, quando un medico arabo suggerì a Ferdinando IV, re di Castiglia e León, di utilizzarlo per il trattamento di alcune problematiche della pelle. Il re decise di proteggerne la composizione, e lo chiamò “olio reale” o “olio del trono” (8).

I semi d’uva, i cosiddetti vinaccioli, costituiscono una porzione rilevante (10-12%) dei residui solidi creati dal processo di vinificazione (9).

Per l’elevato numero di varietà di uve coltivate, la proporzione di olio che si ottiene dai semi varia tra il 20%, ottenuto dai semi di uva bianca dolce, e il 6%, ottenuto da alcune varietà di uva nera (10).

L’olio di vinacciolo è stato estratto per molti anni utilizzando solventi organici, solitamente esano, oppure attraverso tecniche meccaniche di pressatura a caldo. L’estrazione con solventi, che consiste nell’immersione dei semi all’interno di un solvente che estrae l’olio, è un metodo non propriamente economico, oltre che poco ecologico, poiché richiede una fase finale di purificazione del composto ottenuto a causa della tossicità dell’esano e poiché rimuove pigmenti e cere dai semi, generando un prodotto molto scuro e viscoso. Sia il protocollo dell’estrazione tramite esano che quello della pressatura a caldo hanno in effetti un’alta resa in olio, ma l’alta temperatura di lavorazione è un limite enorme alla necessità di preservare la quantità e la qualità dei biocomposti ottenuti (11).

L’esigenza di ottenere una purezza maggiore nell’olio di vinacciolo, e soprattutto di garantire nella sua composizione la presenza di bioattivi, ha condotto alla scelta di strategie di estrazione che superano le limitazioni riguardanti l’uso di prodotti chimici e la temperatura del processo di estrazione. L’estrazione a freddo è divenuta il metodo migliore alternativo per ottenere olio di vinacciolo di qualità, per quanto la resa sia decisamente inferiore. A tal proposito i protocolli di estrazione a freddo includono a volte un pre-trattamento enzimatico, che altera le pareti cellulari e migliora l’estrazione dell’olio. Considerando la mancanza di solventi, l’olio di vinacciolo ottenuto per estrazione a freddo è una fonte molto più sicura di sostanze fitochimiche benefiche per la salute e presenta un contenuto più elevato di principi attivi, acidi grassi e tocoferolo nella composizione finale (12).

Tra le tecniche di estrazione a freddo, la più utilizzata è la spremitura meccanica. Nella spremitura a freddo, dopo essere stati separati dal frutto, i vinaccioli vengono essiccati e successivamente spremuti in presse meccaniche idrauliche per ottenere l’olio. Negli ultimi anni la spremitura meccanica a freddo è stata affiancata dall’estrazione con fluidi supercritici, o SFE (supercritical fluids extraction), che si è progressivamente imposta come una delle tecnologie elettive per trattare, con vari obiettivi, materie prime di interesse alimentare, farmaceutico e cosmetico. Benchè in teoria siano molti i fluidi supercritici impiegabili a questo scopo, l’anidride carbonica (CO2) è la più idonea, essendo priva di tossicità, inerte, non infiammabile, poco costosa, riciclabile e quindi priva di impatto sull’ambiente. L’estrazione con CO2 è una tecnologia moderna di estrazione dei componenti vegetali lipofili realizzata secondo un procedimento estremamente rispettoso e senza rilascio di residui di sostanze solventi (13) (14).

L’olio di vinacciolo spremuto a freddo ha un colore che varia dal giallo al verde giallastro e ha un caratteristico e pungente odore fruttato. La sua consistenza è delicata e si assorbe in fretta sulla pelle.

Composizione dell’olio di vinacciolo

Nella composizione dei semi d’uva, circa il 6-20% è olio, e la sua composizione chimica dipende principalmente dal grado di maturazione dei semi impiegati, dalla varietà del vitigno, dalle condizioni ambientali di coltivazione e in misura minore dal protocollo di estrazione dei semi. Tuttavia, a differenza degli acini o degli estratti, la maggior parte dei costituenti dell’olio di semi d’uva sono molecole lipofile, che includono anche diversi importanti biocomposti.

Gli acidi grassi insaturi rappresentano quasi il 90% della composizione totale degli acidi grassi nell’olio di vinaccioli. Tra questi, la percentuale maggiore è rappresentata dall’acido linoleico, un grasso polinsaturo appartenente alla famiglia degli acidi grassi Omega 6, e dall’acido oleico, un grasso monoinsaturo appartenente alla famiglia degli acidi grassi Omega 9. Gli acidi grassi saturi, nello specifico acido palmitico e acido stearico, rappresentano il 10% circa della composizione totale di acidi grassi. L’acido linolenico nelle sue forme acido ɑ- linolenico (Omega 3) e acido ɣ-linolenico (Omega 6) è presente mediamente in basse quantità, intorno al 2%. L’olio di vinacciolo contiene inoltre, a seconda del grado di maturazione dei semi e degli acini d’uva, vitamina E nei suoi due isomeri, tocoferoli e tocotrienoli (15).

Olio di vinaccioli nella Cosmesi

La composizione dell’olio di vinacciolo lo rende un olio vegetale ottimo per il benessere di ogni tipo di pelle e capelli, oltre che ovviamente un alimento prezioso nella dieta quotidiana dalle numerose proprietà nutraceutiche (antiossidante, antinfiammatorio, antibatterico, protettivo)(16).

Negli ultimi anni, è divenuto un ingrediente molto richiesto dall’industria cosmetica, per la presenza di composti bioattivi nella sua composizione.

I benefici dell’utilizzo dell’olio di vinacciolo

Usato topicamente l’olio di vinaccioli, per la sua consistenza morbida che non lascia residuo oleoso, si assorbe facilmente su ogni tipo di pelle, è un ottimo olio per massaggio e vanta numerose proprietà. L’elevata concentrazione di acido linoleico garantisce il mantenimento dell’ idratazione di ogni tipo di pelle, e agisce efficacemente sulla pelle secca e disidratata. La sua attività antiossidante inoltre mostra un’elevata azione protettiva sulla pelle (17).

E’ ideale per la pelle grassa, sensibile e matura, così come per la pelle affetta da eczema, poiché fornisce un’idratazione profonda senza irritare la pelle o ostruire i pori. Utilizzato quotidianamente come tonico sulla pelle del viso, pulisce e riequilibra la pelle. Le sue proprietà astringenti ed antinfiammatorie lo rendono un ottimo olio nel trattamento della pelle acneica. E’ inoltre un efficace olio struccante; si può utilizzare puro per asportare delicatamente il trucco.

L’olio di vinaccioli ha spiccate proprietà nutrienti e antiossidanti, grazie all’elevata concentrazione di vitamina E e composti fenolici quali le proantocianidine, e la sua applicazione migliora l’aspetto della pelle e riduce i segni dell’invecchiamento come la perdita di elasticità, le macchie scure, le rughe e le smagliature. Applicato su ferite e cicatrici, inoltre, accelera la guarigione delle prime e migliora l’aspetto delle seconde (18).

L’olio di vinaccioli vanta ottime proprietà lenitive e grazie alla sua capacità di difesa dallo stress ossidativo, il suo utilizzo aiuta la pelle a ridurre gli effetti nocivi della radiazione solare.

Per le sue proprietà antisettiche e astringenti, è ottimo utilizzato in un delicato massaggio dopo la rasatura, per riparare e nutrire la pelle.

Applicato tramite massaggio, grazie alle sue proprietà rassodanti, tonificanti e antiossidanti, è raccomandato per stimolare la microcircolazione e ridurre la comparsa di vene varicose e cellulite, e per alleviare i dolori muscolari e il gonfiore.

Utilizzato puro sui capelli, l’olio di vinaccioli è utile come condizionante nel trattamento dei capelli crespi, sfibrati e fragili, tramite leggero massaggio di alcune gocce di olio sulle punte e sull’intera lunghezza dei capelli. I capelli risulteranno più lucidi e morbidi. Nel trattamento della secchezza e del prurito del cuoio capelluto, nonché della forfora, è consigliato un impacco di una giusta quantità di olio di vinaccioli sul cuoio capelluto, da tenere in posa, avvolgendo i capelli in un asciugamano, almeno mezz’ora, prima dello shampoo.

Come utilizzare l’olio di vinacciolo

Idratante per il viso
Utilizzare da solo come un siero, in gocce, oppure mescolare alle proprie creme/lozioni per il viso preferite. E’ ottimo unito ad altri oli o burri vegetali lenitivi per la pelle come l’olio di ricino, il burro di karité, l’olio di Argan e l’olio di mandorle dolci.
Idratante per il corpo
Si applica una giusta quantità di olio di vinaccioli subito dopo la doccia, sulla pelle ancora bagnata, oppure sulla pelle asciutta, e si massaggia fino a completo assorbimento.
Per i massaggi
Applicare una giusta dose di olio di vinacciolo sulle parti del corpo scelte e massaggiare a lungo. Scaldare leggermente l’olio tra le mani prima di applicarlo.
Per il trattamento dell’acne
Dopo aver accuratamente deterso la pelle del viso con un detergente delicato, applicare alcune gocce di olio di vinaccioli con un leggero massaggio.
Per il trattamento della pelle matura e spenta
Applicare quotidianamente alcune gocce sulla pelle del viso pulita prima di dormire e al risveglio, magari associando l’olio di vinaccioli ad altri oli elasticizzanti e nutrienti, quali l’olio di jojoba e l’olio di avocado. Tamponare delicatamente qualche goccia di olio di vinacciolo intorno alle occhiaie aiuta a ridurre il gonfiore.

Avvertenze

In caso di pelle molto sensibile, si consiglia l’utilizzo iniziale di olio di vinacciolo su una parte del corpo diversa dal viso per assicurarsi l’assenza di possibili reazioni allergiche o irritazioni. In caso di reazione allergica, interrompere l’uso del prodotto e consultare un medico per un’azione correttiva adeguata. Le persone con allergia all’uva sono a maggior rischio di sviluppare un’allergia all’olio di semi d’uva e dovrebbero evitarne l’uso.

Bibliografia

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